C’è un’eco antica che risuona nel borgo marinaro di Oliveri, un ricordo fatto di fatica, salsedine e comunione e tonno. È l’eco dei tonnaroti, gli uomini che sfidavano il mare e che, al rientro dalla mattanza, celebravano la vita e la pesca con un gesto semplice e potente: un pezzo del gigante d’argento, il tonno, veniva bollito in un grande calderone sulla riva e condiviso con le famiglie, gli operai, l’intera comunità. Non era solo cibo, ma il sapore della ricompensa, il rito di una fatica condivisa. Quel rito, quella memoria collettiva, è pronta a rivivere il 28 e 29 giugno, trasformando la Via del Mare in un palcoscenico di storia, gusto e cultura.
“La Bollita del Tonno” torna, ma definirla una semplice sagra sarebbe un errore che ne sminuirebbe l’anima profonda. L’evento, promosso con visione dall’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Francesco Iarrera e coordinato da Eurofiere Srl, è un vero e proprio percorso esperienziale, un progetto culturale che intreccia il passato e il futuro della pesca nel Mediterraneo. A testimoniarlo è il prestigio dei partner coinvolti: dall’Assessorato regionale all’Agricoltura e alla Pesca, che patrocina la manifestazione, a un’alleanza di enti che rappresentano l’eccellenza nel campo della sostenibilità e della cultura gastronomica, come WWF Italia, Slow Food, Slow Fish, l’Università di Messina e il Museo del Mare.
L’intera area dell’ex Tonnara diventerà una mappa vivente della memoria e della conoscenza, articolata in aree tematiche che guideranno il visitatore. Si potrà camminare attraverso la storia nelle “Stazioni della Storia”, dove mostre fotografiche d’epoca, proiezioni video e, soprattutto, i racconti orali degli ultimi tonnaroti faranno rivivere l’epopea della pesca del tonno. Il culmine di questo viaggio nel tempo sarà la visita al capannone che custodisce, come una reliquia laica, il maestoso e antico palischermo, la barca ammiraglia della tonnara, testimone silenzioso di innumerevoli mattanze.
Ma il cuore pulsante dell’evento sarà, naturalmente, la rievocazione del rito. In una postazione dedicata, un enorme pentolone sarà sempre in ebollizione, pronto ad accogliere i tranci di tonno. La preparazione, che seguirà scrupolosamente le norme igienico-sanitarie, sarà un momento di spettacolo e narrazione. La seconda giornata vedrà protagonista un custode di questa arte antica, il Mastro Salatore Alfio Visalli. Noto produttore di bottarga e conserve di altissima qualità, Visalli si occuperà dello spettacolare taglio del pesce, un gesto rituale che precede la cottura e la successiva preparazione del condimento per la degustazione pubblica, curata insieme alla Pro Loco di Oliveri.
Attorno a questo nucleo di tradizione, l’evento costruisce un dialogo con il presente e il futuro. I convegni vedranno alternarsi professori universitari e specialisti per affrontare temi cruciali come la sostenibilità della piccola pesca artigianale e la salvaguardia degli ecosistemi marini. La modernità entrerà in scena anche con i cooking show, condotti dalla giornalista enogastronomica Marcella Ruggeri. Sabato 28 giugno, lo chef palermitano Salvo Terruso, noto come “Il Pastaio Matto”, porterà la sua cucina pop e social, mentre domenica 29 sarà la volta dell’alta cucina di Nato Micale, Presidente dell’Associazione Professionale Cuochi Italiani per la Sicilia. I loro piatti, a base di tonno, saranno un omaggio al territorio, creati in sinergia con i produttori locali: dai vini della cantina Gaglio ai formaggi dei caseifici Buemi e “Il Maiorchino”.
L’impegno per il mare, tuttavia, non sarà solo celebrativo. L’evento ha una forte connotazione ambientalista, con attività di pulizia dei fondali e delle spiagge organizzate in collaborazione con WWF SUB, Slow Fish Sicilia e il Centro di Ricerca Stazione Zoologica Anton Dohrn. Un modo concreto per onorare il mare, non solo prendendone i frutti ma anche prendendosene cura.
“La Bollita del Tonno” si preannuncia dunque come un appuntamento imperdibile, un’immersione totale in un mondo dove il tonno cessa di essere solo un alimento per diventare simbolo di identità, di una comunità che guarda al proprio passato non con nostalgia, ma con l’orgoglio e la consapevolezza di chi sa che le proprie radici sono la base più solida su cui costruire il futuro.

