San Mauro Castelverde, il rito del grano e il sapore del “Fiorello”

Claudia Nolfo
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Il ritmo cadenzato degli zoccoli delle mule sul grano, un canto antico che si alza dai campi mentre il sole tramonta sulle Madonie. Non è una cartolina sbiadita dal passato, ma il cuore pulsante di San Mauro Castelverde, che in questo fine settimana si trasforma in un museo a cielo aperto per la festa “Pani, Dolci e tanto altro…”. Un evento dove la tradizione non viene solo ricordata, ma rivissuta grazie ai suoi ultimi, preziosi custodi.

Il culmine della manifestazione, in programma per domenica pomeriggio, sarà infatti “A pisata”, la suggestiva trebbiatura del grano con le mule. A guidare questo rito quasi perduto saranno i fratelli gemelli Nicolosi, due ultrasettantenni che sono gli ultimi depositari di un sapere contadino che rischiava di svanire. Un momento di rara autenticità, che rievoca la fatica e la sacralità del lavoro nei campi con i gesti e le narrazioni di un tempo.

Ma l’intera due giorni sarà un’immersione nella memoria. A partire da oggi pomeriggio, le vie del borgo si trasformeranno in un museo diffuso. Ogni quartiere aprirà i suoi scrigni, mettendo in mostra gli attrezzi del lavoro contadino, i corredi ricamati dalle nonne e le fotografie in bianco e nero che raccontano storie di famiglie e di comunità, in un percorso che affascina grandi e piccini.

Dopo il rito del grano, domenica sera si celebrerà quello del gusto. Un grande itinerario enogastronomico si snoderà per le vie del centro, un percorso che celebrerà i sapori autentici delle Madonie, rigorosamente a chilometro zero. Protagonista assoluto, accanto al tradizionale torrone, sarà il “Fiorello”, un dolce scrigno di pasta friabile che racchiude una delicatissima crema di latte, simbolo della pasticceria locale.

L’intera manifestazione, promossa dall’amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Minutilla, sarà animata dalle note e dai balli del gruppo folk “L’Eremo”. Un’occasione unica non solo per i visitatori, ma per la comunità stessa, che si ritrova in piazza per onorare la propria storia e per dimostrare che le tradizioni, se custodite con amore, non muoiono mai.

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